Coldiretti Lombardia News - Coldiretti Lombardia http://www.lombardia.coldiretti.it/ Fri, 23 Nov 2018 17:56:24 GMT http://www.rssboard.org/rss-specification http://www.lombardia.coldiretti.it/ 60 COMO, LECCO - NUOVA GRANDINATA NELLA BASSA, SULLE ALTURE TAGLIO FIENO A RISCHIO Nuova grandinata, nel tardo pomeriggio di ieri, nel Comasco e nella Bassa brianzola. E’ l’ennesimo colpo di coda delle repentine inversioni termiche che si abbattono sulle campagne e sull’agricoltura, in una primavera caratterizzata dall’incertezza. E che continua a provocare danni all’agricoltura lariana. I ritardi sono pesanti: è di fatto saltata, su un’ampia fascia delle alture lariane, la raccolta del fieno maggengo, il primo “taglio” dell’anno: le ripercussioni incidono sull’intera filiera di latte e formaggi, posto che le imprese che non hanno potuto effettuare lo sfalcio dei propri prati sono, di fatto, costrette ad acquistare esternamente il prodotto. Le piogge di questi giorni sono peraltro conseguenti alla grandinata della scorsa settimana che ha allettato il fieno su ampie aree, pregiudicando per molte imprese la possibilità di raccoglierlo o, nei casi migliori, costringendole a posticipare le operazioni di taglio di diverse settimane. Per di più, la carenza di prodotto sta portando i prezzi di fieno maggengo e di fieno di erba medica pressato a quotazioni particolarmente alte sul mercato, che nelle scorse settimane hanno toccato livelli record, superando i 200 euro alla tonnellata. Per il fieno maggengo era dal 2004 che non si toccavano prezzi così elevati, mentre per il fieno di medica era dal 2014 che i listini non avevano più superato la soglia psicologica dei 200 euro alla tonnellata. La raccolta del maggengo è particolarmente importante: si tratta del primo sfalcio dei prati stabili, effettuato nella prima metà di maggio, a cui seguono lo sfalcio agostano e il terzuolo. Il primo taglio costituisce, per una gran parte delle imprese, circa la metà della produzione dell'intera annata. Oltre alla pioggia vi sono anche problematiche derivanti dalle basse temperature, che rallentano in modo molto evidente lo sviluppo delle piante in pieno campo (mais e ortaggi in modo particolare):  in diversi terreni si notano ingiallimenti su queste colture.   Sono in particolare ritardo anche le semine, per l’impossibilità di avviare le lavorazioni in campo nell’alternanza continua di sole e pioggia. In ritardo anche lo sviluppo le coltivazioni orticole, dopo un inverno che si è protratto oltremisura e un clima incerto che – stando alle previsioni – darà anche nei prossimi giorni un’alternanza tra sole e pioggia: e all’agricoltura, purtroppo, non resta che sottostare alle bizze del clima, e pagarne le conseguenze. http://www.lombardia.coldiretti.it/como-lecco-nuova-grandinata-nella-bassa-sulle-alture-taglio-fieno-a-rischio.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124950270 Fri, 23 Nov 2018 17:56:24 GMT COMO, LECCO - CINGHIALI: SERVONO SOLUZIONI, INTERE AREE A RISCHIO ABBANDONO I cinghiali non si sono fermati nemmeno in inverno: hanno continuato a distruggere i cereali autunno vernini e devastato i campi a fieno, con danni che in alcuni casi, nelle due province lariane, toccano la metà dell’ettarato aziendale. “Una situazione insostenibile, in ampie aree l’agricoltura rischia di scomparire perché le imprese non sono più messe nelle condizioni di poter lavorare” ribadisce Coldiretti Como Lecco che si schiera a fianco dei produttori, mai così preoccupati alla vigilia di un periodo di semine che – quanto a invasione di ungulati e selvatici – si annuncia ancora una volta da bollettino di guerra. La stagione di semina segna infatti, su questo fronte, l’inizio della fase più delicata. “Già troppe volte i nostri produttori hanno dovuto riseminare più e più volte, vedendo vanificato il proprio lavoro e accumulando danno su danno. Sono esasperati, e ne hanno ben ragione, perché negli ultimi anni la nostra agricoltura ha pagato un conto da centinaia di migliaia di eurp” rileva il presidente della Coldiretti lariana, Fortunato Trezzi. “Anche i numeri, già di per sé molto alti, sono fuorvianti, dato che molto spesso i danni si ripetono a distanza ravvicinata. Ciò è spesso incompatibile con le esigenze delle imprese agricole, costrette a riseminare prima dell’intervento del perito. E, quando le distruzioni dei cinghiali sono ripetute, alla fine il danno riscontrato è uno solo. E così molti decidono di non denunciare nemmeno le perdite subite”. In realtà, le invasioni non si sono arrestate nemmeno nel periodo invernale, con la devastazione di prati stabili, colture di frumento e cereali autunno/vernini: in più, oltre ai danni alle imprese agricole, l’invasiva presenza dei cinghiali ha comportato notevoli rischi anche alla viabilità stradale.   Per gli imprenditori agricoli si tratta di un autentico incubo, che comporta perdite notevoli sotto il profilo economico e un aggravio di incombenze burocratiche, che partono dalla denuncia dei danni, all’uscita degli incaricati per l’ispezione, all’erogazione effettiva della somma. Va sottolineato che il ristorno dei danni è legato al criterio definito in delibera, con una franchigia di 100 euro e, in ogni caso, subordinato alla stima peritale. Come detto, il territorio interessato è amplissimo: si va da Porlezza alla val d’Intelvi, alle alture di confine con il Varesotto, alla Brianza, al Lecchese dove – stando alle osservazioni dei produttori – branchi di ungulati stanno salendo in questo periodo anche a quote più alte. E i cinghiali non sono solo l’unica specie ad arrecare danni all’agricoltura: ad essi si aggiungono, infatti, i danni causati da cervidi, leporidi (che colpiscono una gran parte di colture, tra cui la soia e le ortive) e, non ultimi, i piccioni, anch’essi in grado di causare danni da migliaia di euro a fronte di una sola ‘incursione’. La forbice dei danni provocata dai selvatici può intercorrere da alcune centinaia di euro a cifre molto importanti, in alcuni casi di diverse migliaia di euro: si tratta di un problema comune a tutto il settentrione lombardo, e che interessa una gamma amplissima di colture: si va dal vivaio al frutteto, alle ortive a pieno campo, ai prati, agli impianti di piccoli frutti, alla vite, alle leguminose, al mais da granella e insilato, alle oleoproteaginose. Si sono addirittura registrate, da parte dei cinghiali, distruzioni di alveari.   “E’ altresì necessario dar seguito agli abbattimenti in deroga, oltrechè da parte delle guardie venatorie, anche ripristinando l’intervento autorizzato degli agricoltori in possesso dei requisiti, così come previsto dall’articolo 41, peraltro inspiegabilmente sospeso. Il problema è fuori controllo, in alcuni areali il 2017 ha visto crollare la raccolta di fieno del 60% per colpa dei cinghiali, mentre per alcune imprese tale percentuale è salita drammaticamente, fino al 90%. E a questo dobbiamo aggiungere il ‘colpo di grazia’ dato alle colture ortofrutticole e cerealicole, in primis il mais”.                                                                                                                                                                  Tutto questo, conclude Trezzi “non è più tollerabile, gli imprenditori agricoli sono esasperati ed è necessario che venga predisposta una strategia di azione più risolutiva: a ciò si aggiunge il rischio che numerose imprese agricole non riescano più a far fronte al problema e siano costrette a chiudere: ciò potrebbe causare l’abbandono di interi territori e mettere a rischio quella stabilità idrogeologica che, soprattutto nelle aree montane che circondano il lago di Como, il Ceresio o portano alla vicina Svizzera, è di fatto garantita dalla presenza delle imprese agricole. Auspichiamo il buon esito del  tavolo sulla gestione del cinghiale attivato in Regione Lombardia dal neo assessore Fabio Rolfi, che ha anche richiesto una modifica delle norme sul contenimento dei selvatici a livello nazionale. Un passo importante e positivo. Ma è necessario agire con decisione, e ciò è un’urgenza improcrastinabile: non è più solo una questione di risarcimenti. In gioco c’è la sicurezza delle persone, nelle aree rurali e nei centri abitati oltre che sulle strade perché, sempre più spesso, animali come i cinghiali provocano incidenti molto gravi, e il territorio lariano è purtroppo “maglia nera” riguardo a tali sinistri”. http://www.lombardia.coldiretti.it/como-lecco-cinghiali-servono-soluzioni-intere-aree-a-rischio-abbandono.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124950155 Fri, 23 Nov 2018 17:52:57 GMT VARESE - SELVATICI, TIMORI PER LE SEMINE Arriva il tempo delle semine e gli imprenditori agricoli sono in allarme, nel Varesotto, per il ritorno dei cinghiali, dopo un ‘annus horribilis’, il 2017, che ha registrato danni ingentissimi da un capo all’altro della provincia prealpina.         “Già in questi giorni sono riprese le invasioni nei campi, e i timori maggiori si hanno proprio in occasione delle semine, comunque imminenti e differenziate secondo la tipologia colturale e le varie zone. In ogni caso l’intero comprensorio è interessato, purtroppo, da un problema che assume proporzioni sempre maggiori” rileva il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori. “Anche i numeri, già di per sé molto alti, sono fuorvianti, dato che molto spesso i danni si ripetono a distanza ravvicinata. Ciò è spesso incompatibile con le esigenze delle imprese agricole, costrette a riseminare prima dell’intervento del perito. E, quando le distruzioni dei cinghiali sono ripetute, alla fine il danno riscontrato è uno solo. Ecosì molti decidono di non denunciare nemmeno le perdite subite”. In realtà, le invasioni non si arrestano nemmeno nel periodo invernale, con la devastazione di prati stabili, colture di frumento e cereali autunno/vernini: in più, oltre ai danni alle imprese agricole, l’invasiva presenza dei cinghiali ha comportato notevoli rischi anche alla viabilità stradale.   Per gli imprenditori agricoli si tratta di un autentico incubo, che comporta perdite notevoli sotto il profilo economico e un aggravio di incombenze burocratiche, che partono dalla denuncia dei danni, all’uscita degli incaricati per l’ispezione, all’erogazione effettiva della somma. Va sottolineato che il ristorno dei danni è legato al criterio definito in delibera, con una franchigia di 100 euro e, in ogni caso, subordinato alla stima peritale. Come detto, il territorio interessato è amplissimo: si va da Porto Valtravaglia a Castelveccana, da Induno Olona e Saltrio fino alla ‘Bassa’, Sumirago, Lonate Pozzolo, Busto Arsizio e Origgio, senza trascurare il lago Maggiore, da Sesto Calende a Luino e oltre. La forbice dei danni può andare da alcune centinaia di euro a cifre molto importanti, in alcuni casi di diverse migliaia (emblematico è il caso di un’azienda nell’alta provincia alla quale sono stati riconosciuti oltre 7.000 euro per le devastazioni nei suoi prati a fieno, letteralmente presi d’assalto dagli ungulati).   “E’ altresì necessario dar seguito agli abbattimenti in deroga, oltrechè da parte delle guardie venatorie, anche ripristinando l’intervento autorizzato degli agricoltori in possesso dei requisiti, così come previsto dall’articolo 41, peraltro inspiegabilmente sospeso. Il problema è fuori controllo, in alcuni areali il 2017 ha visto crollare la raccolta di fieno del 60% per colpa dei cinghiali, mentre per alcune imprese la percentuale è salita drammaticamente, fino al 90%. E a questo dobbiamo aggiungere il ‘colpo di grazia’ dato alle colture ortofrutticole e cerealicole, in primis il mais”. La gamma delle colture danneggiate dalla fauna selvatica è pressochè totale: si va dal vivaio al frutteto, alle ortive a pieno campo, ai prati, agli impianti di piccoli frutti, alla vite, alle leguminose, al mais da granella e insilato, alle oleoproteaginose. In un caso, a Induno Olona, si è addirittura registrata, da parte dei cinghiali, la distruzione di alveari, in ordine al quale sono stati ristornati 1.500 euro di danni all’impresa colpita.             Tutto questo, secondo Coldiretti “non è più tollerabile, gli imprenditori agricoli sono esasperati ed è necessario che venga predisposta una strategia di azione più risolutiva: a ciò si aggiunge il rischio che numerose imprese agricole non riescano più a far fronte al problema e siano costrette a chiudere: ciò potrebbe causare l’abbandono di interi territori e mettere a rischio quella stabilità idrogeologica che, soprattutto nelle aree montane, è di fatto garantita dalla presenza delle imprese agricole. Va inoltre sottolineato come i cinghiali siano la specie  cui va ricondotta la maggior parte delle devastazioni, ma non l’unica: il ‘bollettino’ ricomprende, infatti, anche i danni causati da cervidi, leporidi (che colpiscono una gran parte di colture, tra cui la soia e le ortive) e, non ultimi, i piccioni, anch’essi in grado di causare danni da migliaia di euro a fronte di una sola ‘incursione’”. http://www.lombardia.coldiretti.it/varese-selvatici-timori-per-le-semine.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124950097 Fri, 23 Nov 2018 17:50:54 GMT BERGAMO - SELVATICI, IL MONDO AGRICOLO NON PUO' ATTENDERE OLTRE Anche noi, come il presidente di Coldiretti Lombardia Ettore Prandini, accogliamo positivamente l’iniziativa dell’assessore Fabio Rolfi di attivare in Regione Lombardia un  tavolo sulla gestione del cinghiale. Lo afferma Coldiretti Bergamo nell’evidenziare che i danni da fauna selvatica continuano ad essere un problema molto grave per l’agricoltura bergamasca. Il presidente di Coldiretti Bergamo, Alberto Brivio, aveva evidenziato l’insostenibilità della situazione all’assessore Rolfi in occasione dell’assemblea della Federazione che si è tenuta l’altro giorno.  “Nonostante i ripetuti allarmi che abbiamo lanciato, la fauna selvatica continua ad essere una vera e propria calamità, a causare danni ingenti al mondo agricolo e ad essere un pericolo per la comunità. Dai cinghiali ai cervi e alle nutrie, dai piccioni ai corvi, ormai tutto il territorio è sotto l’assedio di questi selvatici e ad essere sconvolti dalla loro presenza eccessiva sono anche l’assetto idrogeologico e l’intero ecosistema”. Secondo un’elaborazione di Coldiretti Lombardia a livello regionale, negli ultimi tredici anni, i danni causati dalla fauna selvatica, cinghiali compresi, hanno superato i 17 milioni di euro, di questi oltre 1,5 milioni di euro si contano nella realtà bergamasca. Si tratta di numeri prudenziali perché sempre più spesso gli agricoltori, esausti per le complessità burocratiche e la mancanza di risultati, non presentano neppure più le denunce. “Così non si può più andare avanti – prosegue Coldiretti Bergamo -  servono piani efficaci di contenimento ed eradicazione, ma soprattutto serve uno sforzo concreto e una volontà reale di attuare un disegno risolutivo da parte di tutti gli attori coinvolti. Per questo riteniamo che la richiesta di una modifica delle norme sul contenimento dei selvatici a livello nazionale avanzata dall’assessore Rolfi vada nella giusta direzione”. http://www.lombardia.coldiretti.it/bergamo-selvatici-il-mondo-agricolo-non-puo-attendere-oltre.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124950059 Fri, 23 Nov 2018 17:49:27 GMT LOMBARDIA - SELVATICI, PRANDINI: AGIRE PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI “La situazione è fuori controllo, così non si può andare avanti. Bisogna intervenire prima che sia troppo tardi per una gestione corretta ed efficace: la politica deve farsi carico una volta per tutte del problema e affrontare con responsabilità la situazione". Così Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia, torna sulla questione della fauna selvatica, commentando positivamente il tavolo sulla gestione del cinghiale attivato in Regione Lombardia dall’assessore Fabio Rolfi, che ha anche richiesto una modifica delle norme sul contenimento dei selvatici a livello nazionale.   “Non c’è da scherzare – continua il Presidente Prandini – Gli indennizzi per i danni provocati nei campi e negli allevamenti non sono mai arrivati, ma non è più solo una questione di risarcimenti. In gioco c’è la sicurezza delle persone, nelle aree rurali e nei centri abitati oltre che sulle strade perché, sempre più spesso, animali come i cinghiali provocano incidenti purtroppo anche mortali”. Secondo un’elaborazione della Coldiretti Lombardia su dati regionali, in Lombardia negli ultimi tredici anni i danni causati dalla fauna selvatica, cinghiali compresi, hanno superato i 17 milioni di euro, di cui 13 milioni per assalti ai campi e 4 milioni per schianti automobilistici. Si tratta di numeri prudenziali – spiega la Coldiretti – perché sempre più spesso gli agricoltori esausti non presentano neppure più le denunce. “Rispetto a qualche anno fa – conclude Ettore Prandini – in Lombardia la situazione è peggiorata perché il numero degli esemplari sul territorio, dalle nutrie ai cinghiali, è aumentato. Non si può più rimandare, serve subito un cambio di passo”. http://www.lombardia.coldiretti.it/lombardia-selvatici-prandini-agire-prima-che-sia-troppo-tardi.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124949924 Fri, 23 Nov 2018 17:47:17 GMT BRESCIA - TERRANOSTRA, TIZIANA PORTERI PRESIDENTE Si è svolta presso la sede di Coldiretti Brescia l’assemblea elettiva dell’Associazione Terranostra Brescia che ha visto il rinnovo della Presidente provinciale per il prossimo mandato. E’ Tiziana Porteri, giovane imprenditrice agrituristica di Bedizzole che guiderà il gruppo per i prossimi cinque anni. “Ospitalità, accoglienza e genuinità dei prodotti agricoli italiani della rete di Terranostra - Campagna Amica sono e devono restare punto centrale dell’attività agrituristica per dare quel valore aggiunto e permettere al cliente di consumatore di gustare nei menù i sapori e le tradizioni del nostro territorio, ma non solo, agriturismo significa anche fattorie didattiche e attività all’aria  aperta”. Ad accompagnare Tiziana Porteri,  il consiglio eletto ieri, costituito da:  Bariselli Maria Stefania, Bodei Lucia, Franzoni Miriam,  Mastinelli Roberto, Morandi Alessandra, Pagati Maurizio , Plebani Francesca, Redaelli-De Zinis , Silvestri Sandro e Vigani Sara. “Un ringraziamento particolare ad Alessandra Morandi che ha guidato il gruppo per oltre 10 anni;  insieme abbiamo sempre collaborato in modo stretto e mi auguro di poter continuare ad operare  insieme al rinnovato consiglio che si è costituito” - conclude la Presidente Porteri. Terranostra Brescia opera sul territorio alla presenza di oltre 80 attività agrituristiche, che svolgono numerose attività; dalla cucina alla ricettività turistica, passando dalle attività sportive all’aria aperta fino alle fattorie didattiche e alla attività con gli animali. Le aziende agrituristiche sono custodi del patrimonio enogastronomico della tradizione – specifica Coldiretti Brescia -  le cui caratteristiche vengono ulteriormente esaltate grazie alle nuove tecniche di cucina. Questo incredibile patrimonio di gusto, valorizzato dalla nostra associazione attraverso le numerose  strutture agrituristiche distribuite su tutto il territorio  che offrono ristoro e pernottamento. In provincia di Brescia  – spiega Carlo Loffreda responsabile Terranostra Brescia -  sono attive oltre 335 strutture ricettive e rappresenta la provincia più agrituristica e il settore, tra titolari, famigliari e dipendenti, occupa oltre  1000 persone. Le strutture aperte sono quasi raddoppiate in poco più di dieci anni e si tratta di una crescita che va di pari passo con la tendenza a cercare cibo genuino, natura, relax e attività all’aria aperta.   http://www.lombardia.coldiretti.it/brescia-terranostra-tiziana-porteri-presidente.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124949845 Fri, 23 Nov 2018 17:45:42 GMT BERGAMO - ALBERTO BRIVIO CONFERMATO PRESIDENTE COLDIRETTI BERGAMO Alberto Brivio è stato confermato all’unanimità presidente di Coldiretti Bergamo. 50 anni, orticoltore di Bergamo, ricoprirà il prestigioso incarico per  il prossimo quinquennio. L’elezione è avvenuta nel corso dell’assemblea dei presidenti di sezione che si è tenuta ieri sera, presso l’agriturismo S. Alessandro ad Albano S. Alessandro, con la partecipazione dell’assessore regionale all’agricoltura, alimentazione e sistemi verdi Fabio Rolfi, del presidente di Coldiretti Lombardia Ettore Prandini e del consigliere regionale Giovanni Malanchini.   Ringraziando tutti per la rinnovata fiducia e ribadendo la propria attenzione al gioco di squadra con i dirigenti ai vari livelli, Brivio ha sottolineato che  “negli ultimi anni, all’interno del progetto sindacale di Coldiretti, ha preso corpo il nostro impegno per avere l’etichettatura d’origine. Anche se abbiamo raggiuto risultati significativi, questa nostra battaglia non è definitivamente vinta. Riteniamo che l’obbligo di indicare l’origine in etichetta debba essere esteso a tutti i prodotti alimentari che si trovano sugli scaffali dei supermercati e a tutti quelli esportati e quindi continuerà ad essere uno dei nostri  impegni prioritari”.   Brivio ha quindi affermato che “la tutela delle vere produzioni agroalimentari italiane passa anche dallo stop alla svendita all’estero dei grandi marchi dell’agroalimentare italiano e dall’opposizione ad accordi multilaterali che legittimano la pirateria agroalimentare come il CETA, l’accordo di libero scambio Ue-Giappone e quello tra Ue e Mercosur, rischi che Coldiretti a più volte denunciato”.   Dopo aver ricordato la strenua opposizione che Coldiretti Bergamo sta facendo al consumo indiscriminato di suolo, Brivio ha ricordato che “anche l’acqua è una risorsa strategica e insostituibile per le attività agricole: sempre più spesso, anche nei nostri territori, ci troviamo a fare i conti con l’emergenza idrica frutto dei cambiamenti climatici in atto. A questo riguardo voglio sottolineare il prezioso lavoro svolto dal Consorzio di Bonifica e la necessità di sfruttare le cave dismesse come bacini di accumulo nonché di rivedere il regolamento sul deflusso minimo vitale che così come è pensato non tiene conto del fatto che l’agricoltura svolge il prezioso compito di produrre cibo e per fare questo ha bisogno di risorse idriche”.    Il presidente di Coldiretti Bergamo si è quindi soffermato sulla scelta strategica delle Regione Lombardia di accorpare le deleghe dell’agricoltura e dell’alimentazione in un unico assessorato, con il compito di sovraintendere alle politiche del cibo e di fare dialogare maggiormente gli altri assessorati, in particolare all’ambiente e alla sanità, per concertare e dare risposte puntuali alle esigenze delle imprese agricole, a partire dagli agricoltori per arrivare ai trasformatori, ai distributori e ai consumatori. Una scelta che Brivio ha auspicato possa essere presa come riferimento dal futuro Governo.   Il neo assessore regionale all’agricoltura, alimentazione e sistemi verdi Fabio Rolfi ha evidenziato il ruolo centrale che l’agricoltura lombarda riveste dal punto di vista economico, sociale, occupazionale e come presidio idrogeologico e di salvaguardia ambientale. Si è quindi reso disponibile ad affrontare l’annoso problema creato dal proliferare indiscriminato degli animali selvatici che stanno mettendo a dura prova l’agricoltura in vaste aree della provincia bergamasca e ha toccato il tema relativo alla gestione idrica annunciando  il proprio impegno a dare applicazione alla normativa che prevede l’utilizzo di cave dismesse per l’accumulo di acqua da poter utilizzare nei periodi di crisi idrica.   “La riduzione di risorse per la futura programmazione della Politica Agricola Europea non è concepibile per uno dei settori trainanti dell’economia europea – ha chiosato il presidente di Coldiretti Lombardia Ettore Prandini - così come sono fortemente lesivi  per il nostro sistema agroalimentare gli accordi internazionali che la UE si accinge a stringere”. Prandini ha inoltre posto all’attenzione dei presenti su come l’Europa sia contro il volere dei propri cittadini quando avversa di fatto l’etichettatura in origine delle materie prime nei prodotti alimentari.   Ha portato il proprio saluto all’assemblea anche il consigliere regionale Giovanni Malanchini.   Nel corso dei lavori assembleari è stato rinnovato anche il Consiglio di Coldiretti Bergamo che ora, in rappresentanza delle varie zone territoriali, risulta così composto: Alberto Brivio, Giorgio Piovanelli, Cristian Agnelli, Marco Caffi, Emanuela Perico, Antonella Tironi per la Zona della Media Pianura;  Alessandro Breda, Giovanni Giudici, Giacomo Rossi,  Carlo Donini, Marco Facchinetti, Fiorenzo Lazzari  per la Zona della Montagna Orientale; Massimiliano Marta, Nazzareno Samuel Ferro, Sandro Maffi, Nadia Mapelli, Gianluigi Carminati, Mario Facchinetti per la Zona della Pianura; Antonella Cometti, Dario Ezio Ghilardi e Luca Peroni per la Zona della Montagna Occidentale. Fanno inoltre parte di diritto Daniele Filisetti Delegato di Giovani Impresa, Elena Lazzarini Responsabile Donne Impresa, Romeo Andreini Presidente Associazione Pensionati e Paolo Vecchi Presidente di Terranostra       http://www.lombardia.coldiretti.it/bergamo-alberto-brivio-confermato-presidente-coldiretti-bergamo.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124949594 Fri, 23 Nov 2018 17:42:32 GMT BRESCIA - IL MALTEMPO TAGLIA LE ALI ALLE API: -40% MIELE Fino al 50% in meno nella produzione delle prime varietà di miele, dall’acacia al tarassaco. È quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti Lombardia sugli effetti del maltempo nelle campagne. Le bizze del meteo – spiega la Coldiretti –, con violente precipitazioni e sbalzi termici improvvisi, stanno mandando in tilt le api costrette a lavorare a singhiozzo. “Una situazione – dichiara Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia – che rischia di compromettere in partenza il lavoro di circa cinquemila apicoltori, tra professionisti e hobbisti, che operano nella nostra regione con oltre 140 mila alveari e una popolazione stimata di più di 4 miliardi di api”. A Brescia la perdita si assesta attorno al 40 %, con un calo del 30% nelle zone collinari. “In media  – conferma Edoardo Mombelli dell’apicoltura Mombelli Facchinetti a Quinzano d’Oglio (BS), che insieme alla moglie Ilenia gestisce 250 alveari – da ogni sciame si ottengono fra i 27 e i 30 chili di miele di acacia, mentre quest’anno siamo tra i 12 e gli 15 chili”, ma non solo, per chi ha gli alveari in collina la situazione è ancora peggiore e la percentuale si alza al 40%. Le temperature basse ma soprattutto la grande quantità di acqua, vanificano il lavoro delle operose delle api che devono ripetere la stessa operazione più volte senza ottenere i risultati sperati. Purtroppo anche quest’anno la situazione è negativa. Colpa - spiega Coldiretti Brescia– degli improvvisi sbalzi di temperatura che hanno messo in difficoltà una rete di oltre 500 operatori, fra hobbisti e professionisti, con 30 mila famiglie di api per una produzione di oltre 300 mila tonnellate di miele e derivati. A livello regionale abbiamo una rete di 3000 operatori che svolgono attività hobbistica e professionale su oltre 155mila alveari per una produzione di 1.700 tonnellate fra miele, propoli, cera e derivati. Mentre a livello nazionale – prosegue Coldiretti Brescia - il settore conta circa 50mila apicoltori, con 1,39 milioni di alveari e un giro d'affari stimato di 70 milioni di euro. La produzione media per alveare, nelle aziende apistiche professionali è di circa 33.5 kg/alveare mentre la media nazionale generale si aggira intorno ai 17,5 kg/alveare. La primavera instabile – prosegue Coldiretti  – sta stressando le api che sono costrette a lavorare con continue interruzioni e in maniera non uniforme. La loro difficoltà è un indicatore dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura e si manifestano con una più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. In Italia esistono più di 50 varietà di miele a seconda del tipo di “pascolo” delle api: dal miele di acacia al millefiori (che è tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino. Nelle campagne italiane ci sono 1,2 milioni gli alveari curati da 45.000 apicoltori tra hobbisti e professionali con un valore stimato in più di 2 miliardi di euro per l’attività di impollinazione alle coltivazioni. http://www.lombardia.coldiretti.it/brescia-il-maltempo-taglia-le-ali-alle-api-40-miele.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124949537 Fri, 23 Nov 2018 17:41:05 GMT VARESE - MIELE, FREDDO E PIOGGIA LASCIANO LE API NELLE ARNIE “Presto per fare un bilancio, ma la situazione non è positiva e, certamente, si avranno significative flessioni rispetto ai dati medi di raccolta del miele”. I produttori della provincia di Varese aspettano ancora a tirare le somme di una stagione incerta ma, riguardo alla raccolta del miele di acacia (uno dei più remunerativi sul territorio, alla base della Dop Miele Varesino) sono concordi nel definire tutt’altro che incoraggiante le prospettive della stagione in corso, fortemente condizionata dalle elevate escursioni termiche. Punte di conclamata criticità si hanno soprattutto nelle zone alte, dove gli sbalzi climatici lasciano pieno campo all’acuirsi del freddo, si tratta di una nuova ecatombe, con perdite di produzione anche superiori al 70%. E’ il caso di  Guglielmo Avellini (Apicoltura Roncolino di Viggiù), che evidenzia una situazione molto difficile nella zona delle alture prealpine prossime al confine svizzero: “Freddo e acqua l’hanno fatta da padrone, le api sono uscite da un inverno duro e, peraltro, già indebolite da un’annata da dimenticare. Le pesanti escursioni termiche e l’estate siccitosa hanno ridotto il numero delle famiglie di api e la loro resistenza. A ciò, si va ad aggiungere il problema, non certo dovuto al tempo, di un’eccessiva burocrazia che va a complicare ulteriormente l’operatività delle imprese”.                                                                                                Maria Mineo (Apicoltura Soldavini, Lonate Pozzolo, Varese) aspetta ancora a fare pronostici: “E’ davvero troppo presto per ipotizzare un bilancio, ma di certo non siamo di fronte a una grande annata. La produzione sarà medio-bassa, ma avremo un quadro chiaro della situazione tra una quindicina di giorni”.   “La sofferenza delle api – precisa il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori – è un indicatore dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura e, anche nelle nostre province si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. Gli effetti del clima aggravano quindi il già pesante deficit registrato nel 2017 nelle terre prealpine”. E certo non aiutano le  forti piogge e grandinate che hanno colpito duro nel settentrione lombardo hanno creato danni, al momento, soprattutto nell’area vocata al florovivaismo tra il lago Maggiore, Varese e le alture comasche. Resta anche la preoccupazione per la produzione di miele che già nello scorso anno, a causa del clima, aveva fatto registrare un -70%.  Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità – consiglia l’organizzazione agricola prealpina – occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica. Il miele prodotto sul territorio nazionale dove non sono ammesse coltivazioni Ogm (a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina) è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. http://www.lombardia.coldiretti.it/varese-miele-freddo-e-pioggia-lasciano-le-api-nelle-arnie.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124949385 Fri, 23 Nov 2018 17:37:11 GMT COMO, LECCO - MIELE, STAGIONE IN TILT Una serie negativa che si protrae da oltre tre anni e che, purtroppo, distinguerà anche il 2018. Per la raccolta del miele d’acacia, uno dei più remunerativi per gli apicoltori delle due province lariane, anche il 2018 si conferma un anno difficile, con un’alternanza climatica che non favorisce – ma, anzi, ostacola - lo sviluppo delle ‘famiglie’ di api, che escono a stento dalle loro arnie e, quindi, non riescono a produrre. In alcune zone delle due province, specie dove l’elevata escursione termica lascia campo all’acuirsi del freddo, si tratta di una nuova ecatombe. Altrove la situazione è a macchia di leopardo “ma si va comunque verso una stagione tutt’altro che felice per la raccolta del miele d’acacia” come rimarca il presidente di Coldiretti Como-Lecco Fortunato Trezzi. Ad oggi il calo produttivo medio nell’area lariana è superiore al 50%, in linea con i dati riscontrati a livello regionale.                                                                                         “La sofferenza delle api – precisa Trezzi – è un indicatore dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura e, anche nelle nostre province si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. Gli effetti del clima aggravano quindi il già pesante deficit registrato nel 2017 nelle province lariane”. Mancano ancora dati effettivi (la smielatura si concluderà tra circa 15 giorni) ma per il miele di acacia il calo di produzione è ormai accertato.   IL TERRITORIO DI COMO-LECCO - Quadro critico tra la Val d’Intelvi e la Val Cavargna, dove Cesare Bari (San Bartolomeo Val Cavargna, Como) evidenzia con particolare sconforto come “per il raccolto del miele di acacia si vada a sfiorare, anche quest’anno, una perdita pressochè totale”. Anche Sara Ranghetti, (Apicoltura EG, Beregazzo con Figliaro, nelle colline tra Como e Varese) stima “una perdita almeno del 70%, senza possibilità di recupero dato che la produzione dell’acacia nelle nostre zone è ormai, di fatto, conclusa”. Presto per fare bilanci anche nella Brianza lecchese, dove si trovano le arnie di Fabio Villa (Az. Agr. Maggiociondolo, Casatenovo, Lecco): “Un calo c’è stato ma, quantomeno siamo riusciti a raccogliere il millefiori primaverile che l’anno scorso non ci è stato possibile produrre. Presto, prestissimo per fare bilanci: finora sono uscite dagli alveari solo le famiglie più resistenti e dobbiamo ancora smielare il raccolto dell’acacia. Ma è evidente che si tratterà comunque, per la nostra zona, di un’annata medio-bassa”.   Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità – consiglia l’organizzazione agricola lariana – occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica. Il miele prodotto sul territorio nazionale dove non sono ammesse coltivazioni Ogm (a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina) è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. http://www.lombardia.coldiretti.it/como-lecco-miele-stagione-in-tilt.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124949334 Fri, 23 Nov 2018 17:35:23 GMT LOMBARDIA - MALTEMPO, API IN TILT PER FREDDO E PIOGGIA: PERSO FINO A 50% MIELE Fino al 50% in meno nella produzione delle prime varietà di miele, dall’acacia al tarassaco. È quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti Lombardia sugli effetti del maltempo nelle campagne. Le bizze del meteo – spiega la Coldiretti –, con violente precipitazioni e sbalzi termici improvvisi, stanno mandando in tilt le api costrette a lavorare a singhiozzo. “Una situazione – dichiara Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia – che rischia di compromettere in partenza il lavoro di circa cinquemila apicoltori, tra professionisti e hobbisti, che operano nella nostra regione con oltre 140 mila alveari e una popolazione stimata di più di 4 miliardi di api”.   “Quest’anno – racconta Esterina Mariotti, apicoltrice di Pescarolo ed Uniti (Cremona) e presidente dell’Associazione produttori apistici cremonesi – l’acacia è sbocciata bene, ma i fiori sono stati strappati dai violenti acquazzoni che si sono succeduti. Il risultato è che le api producono a rilento e rispetto alle annate normali stimiamo un calo del 50% per questa tipologia di miele. Dimezzata anche la produzione di quello di tarassaco. Non ci resta che sperare nei mieli dei prossimi mesi: il millefiori e il tiglio”. “In media  – conferma Edoardo Mombelli di Quinzano d’Oglio (Brescia), che insieme alla moglie Ilenia gestisce 250 alveari – da ogni sciame si ottengono fra i 27 e i 30 chili di miele di acacia, mentre quest’anno siamo tra i 12 e i 15 chili”.   Nelle valli bergamasche la stagione deve ancora entrare nel vivo: “Visti i continui sbalzi di temperatura – racconta Gaia Stucchi di Brembilla (Bergamo) – stiamo monitorando la situazione, anche perché da noi la fioritura della robinia è partita soltanto pochi giorni fa. Praticamente, l’attività delle api deve ancora iniziare. Speriamo che finalmente si stabilizzi il bel tempo”. “Quest’anno – dice Mario Bergamini, di San Benedetto Po in provincia di Mantova - a causa del maltempo abbiamo perso già 12 arnie. Le api continuano a lavorare a intermittenza, rischiamo di ripetere un’annata magra come quella del 2017”.   Preoccupati anche gli apicoltori del Milanese. “Gli sbalzi di temperatura – dichiara Marco Mascheroni di Melzo – ci stanno creando parecchi problemi: il freddo, il caldo, poi di nuovo basse temperature e pioggia. In questi giorni siamo arrivati addirittura 9 gradi. Speriamo che il tempo si aggiusti e che le cose possano migliorare”. “Per l’acacia è un disastro – gli fa eco Mauro Veca, apicoltore di Milano città – Le basse temperature hanno compromesso la prima fioritura, e in alcune zone la grandine ci ha messo il carico da novanta. Teniamo duro”. Situazione analoga nel Lodigiano: “La produzione di miele di acacia si è all’incirca dimezzata – spiega Marco Curti di Maleo – E per il tarassaco le cose non sono andate molto meglio. Speriamo di rifarci con tiglio e millefiori estivo”.   Cali produttivi anche a Lecco: “Temiamo che per la nostra zona – spiega Fabio Villa di Casatenovo – sarà un’annata con risultati medio bassi. Finora sono uscite dagli alveari solo le api più resistenti e di sicuro ci sarà un calo nelle produzioni, ma ora è presto per fare bilanci”. Sulle colline tra Como e Varese, invece, si registrano anche episodi più gravi. “La perdita arriva almeno al 70% - dichiara Sara Ranghetti di Beregazzo con Figliaro (Como) – e non c’è possibilità di recupero perché la produzione di acacia nelle nostre zone è di fatto conclusa”.   La primavera instabile – spiega la Coldiretti Lombardia – sta stressando le api che sono costrette a lavorare con continue interruzioni e in maniera non uniforme. La loro difficoltà è un indicatore dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura e si manifestano con una più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. In Italia esistono più di 50 varietà di miele a seconda del tipo di “pascolo” delle api: dal miele di acacia al millefiori (che è tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino. Nelle campagne italiane ci sono 1,2 milioni gli alveari curati da 45.000 apicoltori tra hobbisti e professionali con un valore stimato in più di 2 miliardi di euro per l’attività di impollinazione alle coltivazioni. http://www.lombardia.coldiretti.it/lombardia-maltempo-api-in-tilt-per-freddo-e-pioggia-perso-fino-a-50-miele.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124949251 Fri, 23 Nov 2018 17:32:44 GMT LOMBARDIA - FESTA MAMMA, A MILANO I PRIMI BOUQUET DELL'ORTO Per la festa della mamma arrivano per la prima volta a Milano i “bouquet dell’orto”, composizioni a base di frutta e verdura di stagione per un regalo alternativo. L’appuntamento – spiega la Coldiretti Lombardia -  è in piazza Castello, nel mercato di Campagna Amica in occasione di Milano Food City.   Diversi i bouquet che i consumatori possono farsi confezionare al momento: da quello con fragole e menta a quello con rapanelli e asparagina, da quello carote e prezzemolo a quello pomodorini, asparagi e erbe aromatiche. L’iniziativa è a cura del gruppo Donne Impresa della Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza. Si tratta – spiega la Coldiretti Lombardia - di una curiosa variante al tradizionale mazzo di fiori e alle piante che risultano essere il regalo più gettonato per la festa della mamma.   Più di un italiano su tre (34 per cento), infatti, non rinuncia ad offrire un mazzo di fiori o una pianta alla mamma in occasione della tradizionale ricorrenza della seconda domenica di maggio. E’ quanto emerge da un sondaggio on line effettuato sul sito web della Coldiretti. La preferenza accordata ai fiori riguarda tutte le età e batte nettamente gli altri tipi di regalo come cioccolatini o altri dolciumi (13 per cento), gioielli o oggetti di bigiotteria (13 per cento), vestiti o altri capi di abbigliamento (12 per cento). Rilevante – segnala la Coldiretti – è la percentuale di quanti (28 per cento) hanno scelto di non fare regali.   Per fare durare più a lungo il “bouquet dell’orto” prima di portarlo in tavola – spiega la Coldiretti Lombardia – è bene conservarlo in un luogo fresco, al riparo della luce e immerso nell’acqua fredda. Se invece si preferisce optare per il tradizionale mazzo floreale, la Coldiretti consiglia la scelta di fiori in ottimo stato, con attenzione che non abbiano ammaccature e foglie di colore scuro e che lo stelo sia abbastanza robusto. Una volta in casa è opportuno accorciare il gambo tagliando i 3-4 cm finali dello stelo, non con le forbici che schiaccerebbero i canali di transito dell’acqua all’interno del fiore, ma con un coltello affilato e con un taglio netto e obliquo. I fiori vanno quindi immersi in acqua fresca e pulita, avendo avvertenza di sciogliervi un’aspirina o 3-4 gocce di candeggina per litro d’acqua al fine di impedire la formazione di batteri che ostruirebbero i canali per portare l’acqua al fiore. L’acqua va cambiata una volta al giorno per mantenerla sempre pulita. Occorre, inoltre, evitare l’esposizione a luce diretta, le correnti d’aria sia calda sia fredda e le fonti di calore. Tra gli altri suggerimenti la Coldiretti consiglia di allontanare i fiori dalla frutta che ne accelera la maturazione e ne accorcia la vita, in vaso mettere i narcisi da soli poiché producono una mucillagine che non permette agli altri fiori l’assorbimento dell’acqua e per nutrirli sciogliere nell’acqua una zolletta di zucchero.   http://www.lombardia.coldiretti.it/lombardia-festa-mamma-a-milano-i-primi-bouquet-dell-orto.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124949173 Fri, 23 Nov 2018 17:30:29 GMT LOMBARDIA - CONSUMI, 250 BANDIERE DEL GUSTO IN LOMBARDIA Dal Matusc all’asparago rosa, dalla patata viola di Campodolcino alla farina di grano saraceno, in Lombardia sono 250 le bandiere del gusto, cioè quei prodotti agroalimentari ottenuti secondo regole tradizionali consolidate da almeno 25 anni. È quanto afferma la Coldiretti regionale in occasione degli show cooking dei cuochi contadini di Campagna Amica a Milano Food City, nell’anno del cibo italiano nel mondo. Sul podio di queste specialità del territorio – spiega la Coldiretti regionale -, paste e prodotti si confermano paste e prodotti da forno con 73 tipicità, seguiti da carni e salumi con 69 e al terzo posto i formaggi con 63. Sono tutti prodotti – spiega la Coldiretti regionale – che si devono al lavoro di generazioni di agricoltori impegnati a difendere la biodiversità dei loro territori, ma anche ad assecondarne tradizioni della tavola che affondano le radici nella storia locale. Alcuni di questi prodotti sono stati esposti nel farmers’ market di Coldiretti in piazza Castello a Milano, e utilizzati negli show cooking dagli agrichef. Come ad esempio gli asparagi bianchi di Cilavegna, gustati anche da Giulio Cesare di ritorno dalle Gallie e da lui apprezzati per le loro virtù terapeutiche. Ci sono poi il Matusc della provincia di Sondrio, un antico formaggio di montagna che i contadini producevano solo per la loro famiglia e che ancora oggi è tipico della Bassa e Media Valtellina, il Frumagit di Curiglia (VA), dalla forma cilindrica che deriva dal tipo di stampo chiamato “tromba”, le patate viola di Campodolcino (SO) coltivate a oltre 1500 metri d’altezza, e le patate bianche di Oreno. In piazza Castello a Milano anche il Fiurì o Fiurit che è il fiore di ricotta, frutto di una cultura produttiva in cui nessuno dei residui della lavorazione del latte andava sprecato; la farina di grano saraceno introdotto dai Turchi; la cipolla di Brunate (CO) di cui si ha traccia già nella metà dell’Ottocento; le radici di Soncino (CR) molto diffuse nel Dopoguerra ma oggi più difficili da trovare; il Panerone o Pannerone (LO) un formaggio il cui nome parola deriva dalla parola dialettale milanese “panéra”, che significa panna, in quanto la sua produzione prevede l'utilizzo esclusivo di latte intero, ricco di grasso. In Italia – conclude la Coldiretti – sono oltre 5 mila le specialità alimentari tradizionali censite, che consegnano al nostro Paese il record mondiale per varietà e ampiezza del patrimonio agroalimentare. A questo primato si aggiunge quello dei prodotti italiani a denominazione di origine Dop e Igp riconosciuti dall’Unione europea, che hanno raggiunto quasi quota 300, e agli oltre 500 vini italiani Docg, Doc e Igt. http://www.lombardia.coldiretti.it/lombardia-consumi-250-bandiere-del-gusto-in-lombardia.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124709136 Fri, 16 Nov 2018 15:07:10 GMT CREMONA - ANCHE I SOCI CAFRI SCELGONO COLDIRETI 6L'assemblea della cooperativa CAFRI che si è svolta ieri sera, alle ore 17 presso la Cascina Campo di Ferro a Polengo di Casalbuttano, ha decretato l'ennesimo risultato utile per Coldiretti Cremona a discapito della Libera Agricoltori. I 535 soci della cooperativa di servizi che commercializza animali da vita e seme di tori per riproduzione -  composta da allevatori e conduttori agricoli della provincia di Cremona - erano chiamati a votare il bilancio e ad eleggere otto membri del nuovo consiglio direttivo. Il presidente Olivieri ha allungato a dismisura i tempi dell'assemblea, protratta per quasi quattro ore, nel discutibile tentativo di scoraggiare molti dei presenti, o forse nella speranza che arrivassero dei "rinforzi". Fatto sta, che alla fine si è dovuto votare e l'esito delle urne è stato indiscutibile: sette i consiglieri di espressione Coldiretti, uno solo in rappresentanza della Libera. Serata amara, dunque, per i vertici di quest'ultima organizzazione che, al termine dell'assemblea pare abbiano addirittura ipotizzato di ritirare il proprio candidato Riccardo Crotti dalla corsa per la presidenza di Cremonafiere. "Non è assolutamente corretto mettere in correlazione le due situazioni - è il commento del direttore di Coldiretti Mauro Donda -. Sulla Fiera la nostra posizione critica su statuto e bilancio si è sempre basata su elementi di merito e mai per pura contrapposizione alla Libera. Per quanto riguarda il prossimo presidente, valuteremo le proposte e le competenze dei due candidati e se pensiamo a valorizzare la conoscenza del settore zootecnico, Riccardo Crotti è persona da tenere in considerazione". Gli eletti nel nuovo consiglio CAFRI sono Leni Raffaele, Lucini Paioni Paolo, Pellizzari Alain, Pinotti Luigi, Dadda Nicola, Arisi Ottorino e Ghidetti Ottorino.   http://www.lombardia.coldiretti.it/cremona-anche-i-soci-cafri-scelgono-coldireti.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124709045 Fri, 16 Nov 2018 15:02:48 GMT LOMBARDIA - DOMENICA 13/5 A MILANO I "BOUQUET DEL GUSTO" In occasione della festa della mamma arrivano per la prima volta a Milano Food City i “bouquet del gusto”, composizioni a base di frutta e verdura di stagione e a Km zero realizzate in diretta dal gruppo Donne Impresa di Coldiretti Milano, Lodi e Monza Brianza per un regalo bello e al tempo stesso gustoso. L’appuntamento è per domani, domenica 13 maggio, dalle ore 9.30 alle 13, in piazza Castello nel capoluogo lombardo. Da quello a base di carote e prezzemolo a quello con rapanelli e asparagina, fino al mazzo di fiori di zucchina e rucola, sono diverse le proposte che le imprenditrici agricole della Coldiretti creeranno durante la mattinata. Sarà possibile anche farsi confezionare la propria composizione “pret a porter” da portare a casa: una volta scelto l’abbinamento, infatti, i consumatori interessati saranno invitati a fare la spesa nei banchi dell’ortofrutta del mercato di Campagna Amica, per poi tornare nello spazio eventi e farsi confezionare il proprio regalo. Sempre in piazza Castello – spiega Coldiretti Lombardia -, oltre al mercato contadino aperto dalle 9 alle 20 e alla possibilità di gustare street food con i prodotti del territorio, dalle 9.30 alle 18.00 sono previsti per i bambini laboratori a cura delle fattorie didattiche dedicati a biodiversità, vita in campagna e latte, questi ultimi in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza, Lodi in occasione dell’iniziativa “Latte days”. Dalle 18.00 alle 19.00 è in programma l’agriaperitivo e per tutta la giornata, nello spazio dedicato agli agriselfie sarà possibile scattarsi una foto ricordo con attrezzi e accessori della vita contadina. http://www.lombardia.coldiretti.it/lombardia-domenica-13-5-a-milano-i-bouquet-del-gusto-.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124709015 Fri, 16 Nov 2018 14:59:52 GMT LOMBARDIA - SABATO 12/5 A MILANO LA TRADIZIONE CONTADINA NEL PIATTO CON GLI AGRICHEF COLDIRETTI Nell’anno del cibo italiano nel mondo i prodotti della tradizione agricola lombarda sbarcano nel capoluogo regionale, protagonisti delle ricette dei cuochi contadini di Campagna Amica in occasione di Milano Food City. L’appuntamento è per domani, sabato 12 maggio, dalle ore 9.30 alle 13.30, in piazza Castello. Dal Matusc, l’antico formaggio di montagna che i contadini producevano solo per sé e la famiglia, ancora oggi tipico dei comuni della Bassa-Media Valtellina, alla farina di grano saraceno, introdotto in Europa dai Turchi; dalla patata coltivata in alta quota all’asparago rosa che deve essere colto alle prime luci dell’alba. Sono solo alcune delle tipicità ottenute secondo regole tradizionali, consolidate da almeno 25 anni, sul territorio della Lombardia, che saranno al centro di un’esposizione e verranno utilizzate negli show cooking degli agrichef Coldiretti. Sempre in piazza Castello – spiega Coldiretti Lombardia - continua il mercato contadino aperto dalle 9.00 alle 20.00, che ospita anche alcuni food truck con una selezione di street food a base di prodotti del territorio. Dalle 9.30 alle 18.00, inoltre, sono previsti per i bambini laboratori a cura delle fattorie didattiche dedicati a biodiversità, vita in campagna e latte, questi ultimi in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza, Lodi in occasione dell’iniziativa “Latte days”. Dalle 18.00 alle 19.00 è in programma l’agriaperitivo e per tutta la giornata, nello spazio dedicato agliagriselfie, sarà possibile scattarsi una foto ricordo. http://www.lombardia.coldiretti.it/lombardia-sabato-12-5-a-milano-la-tradizione-contadina-nel-piatto-con-gli-agrichef-coldiretti.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124708871 Fri, 16 Nov 2018 14:53:48 GMT BERGAMO - CON CAMPAGNA AMICA I PRODOTTI DEL TERRITORIO TORNANO SUL SENTIERONE  Nuovo appuntamento con il Mercato di Campagna Amica sul Sentierone a Bergamo. Domenica 13 maggio, dalle 9,00 alle 18,00,  le aziende agricole del territorio proporranno, negli ormai caratteristici “gazebo gialli”, le produzioni agricole a km zero. “Al farmers’ market – spiega Coldiretti Bergamo  – i consumatori potranno fare la spesa scegliendo tra frutta e verdura, salumi, fiori, formaggi e vino. Questo tipo di acquisti è sempre più gettonato, infatti sono 30 milioni gli italiani che fanno la spesa dal contadino almeno una volta al mese, con un aumento nel 2017 dell’11%”.  L’Italia ha conquistato in pochi anni la leadership mondiale nei mercati contadini davanti agli Usa e Francia con la più vasta rete di vendita diretta degli agricoltori organizzata con proprio marchio del mondo grazie alla Fondazione Campagna Amica.   http://www.lombardia.coldiretti.it/bergamo-con-campagna-amica-i-prodotti-del-territorio-tornano-sul-sentierone.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124708840 Fri, 16 Nov 2018 14:52:19 GMT VARESE - DALLA VALCUVIA AL TICINO: FORMAGGI DI CAPRA AL MERCATO CAMPAGNA AMICA Dopo il successo del vernissage inaugurale, il Mercato di Campagna Amica di Sesto Calende torna domani, sabato 12 maggio, con un’altra importante novità:  si tratta della “degustazione guidata di formaggi freschi caprini della Valcuvia” a cura dell’azienda CapriValcuvia (Rancio Valcuvia), affiliata a Campagna Amica, in collaborazione con il Panificio di via Mercato.   Un ‘ghiotto appuntamento’, (la partecipazione è gratuita), per tutti i cittadini che vorranno fare la spesa “a chilometro zero” nella nuova realtà che è parte della più ampia rete di farmer’s market a livello nazionale. L’AgriMercato si tiene ogni secondo sabato del mese sul lungofiume, in piazza Garibaldi.   Coldiretti Varese si dice, “molto soddisfatta dell’entusiasmo con cui il nuovo Agri Mercato è stato accolto dal pubblico. Sesto Calende è un luogo strategico, anche grazie al passaggio dei numerosi turisti diretti dall’area metropolitana al Lago Maggiore e alla vicina Svizzera. Ecco, quindi, che il ruolo di questa nuova realtà è ancor più importante, perché costituisce una preziosa vetrina della realtà agricola dell’intera provincia di Varese”rimarcano il presidente della Coldiretti interprovinciale Fernando Fiori e il presidente dell’Associazione AgriMercato Paolo Zanotti.   Anche nella giornata di domani, sotto i gazebo gialli di Campagna Amica, i consumatori avranno la possibilità di acquistare le specialità rurali del territorio, come  salumi, formaggi vaccini e caprini, confetture, succhi di frutta, miele, frutta e verdura di stagione, zafferano e molto altro ancora. La degustazione dei formaggi freschi caprini sarà invece guidata, alle ore 11, da Paride Peloso, titolare di Caprivalcuvia e produttore, fra l’altro, della Formaggella del Luinese Dop e di altre rarità casearie, come il Sancarlin, il Bouchon di capra e la mora di Cantevria maturata al carbone vegetale.                                                                                                                                                  Il nuovo Mercato Agricolo di Sesto Calende si tiene ogni secondo sabato del mese, con la collaudata formula dei ‘farmer’s market’ che ‘portano la campagna in città’ valorizzando le produzioni a chilometro zero. Una realtà che nasce dalla collaborazione di Coldiretti Varese e dell’Associazione AgriMercato con la Pro Loco e il Gruppo Commercianti, Artigiani e Terziario Avanzato e gode anche del patrocinio dell’amministrazione comunale: “L’augurio comune – dicono tutti i collaboratori del progetto - è che l’appuntamento con i gazebo gialli della Coldiretti possa consolidarsi e crescere, integrandosi sempre più nel tessuto delle realtà cittadine. Si tratta di un’opportunità importante che offre ai nostri cittadini e a chi ha modo di visitare Sesto un prezioso richiamo alle tradizioni agricole e agroalimentari del territorio. Per la nostra città si tratta certamente di un ottimo biglietto da visita”. http://www.lombardia.coldiretti.it/varese-dalla-valcuvia-al-ticino-formaggi-di-capra-al-mercato-campagna-amica.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124708764 Fri, 16 Nov 2018 14:50:46 GMT LOMBARDIA - FESTA DELLE SCUOLE A MILANO FOOD CITY, IN LOMBARDIA IN 400 MILA A LEZIONE DI CIBO Sono circa 400 mila i bambini che ogni anno in Lombardia partecipano alle lezioni sul cibo e sui segreti della vita in campagna prendendo parte ai progetti di educazione alimentare in classe, come quelli di Coldiretti, e alle giornate organizzate in una delle oltre 200 fattorie didattiche attive sul territorio regionale. È quanto stima la Coldiretti Lombardia in occasione della festa delle scuole a Palazzo Turati per Milano Food City, con il coinvolgimento di circa trecento bambini di elementari, medie e i rispettivi insegnanti. “L’appuntamento – spiega Alessandro Rota, Presidente della Coldiretti di Milano, Lodi, Monza e Brianza – rappresenta il momento conclusivo del progetto di  educazione alimentare che quest’anno abbiamo promosso come Coldiretti interprovinciale in una decina di istituti primari e secondari sul territorio della Città metropolitana di Milano e nella provincia di Monza Brianza. Un’iniziativa con la quale abbiamo raggiunto complessivamente oltre mille studenti tra i 6 e i 14 anni”. In tutta la Lombardia – spiega la Coldiretti regionale – sono stati più di 20 mila gli alunni coinvolti, durante quest’anno scolastico, nei progetti di didattica sul cibo e sull’agricoltura organizzati nelle classi dagli esperti Coldiretti. “E’ necessario partire dai ragazzi per educare i consumatori di domani all’importanza di una dieta sana, completa ed equilibrata – chiarisce Alessandro Rota - ma vogliamo anche che imparino a conoscere come nascono i prodotti del vero agroalimentare Made in Italy. Ecco perché quest’anno collaboriamo anche con la Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi per l’iniziativa “Latte days”, che promuove il consumo del latte e dei suoi derivati tra le nuove generazioni”. Durante la mattinata di festa a Milano Food City – continua la Coldiretti Lombardia – i bambini presenti, dopo aver assistito a uno spettacolo dedicato al mondo dell’agricoltura e al latte, hanno ricevuto dal tutor Coldiretti il kit per “l’orto in vaso”: una confezione di terra, un vaso biodegradabile, semi di zucca e zucchina e istruzioni per la semina e la cura delle piantine anche in spazi ridotti come terrazzi o balconi, oltre alle ruote della stagionalità di frutta e verdura. Sono stati infine assegnati i premi del concorso “Siamo ciò che mangiamo”, organizzato dalla Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza all’interno del percorso educativo nelle scuole. Questi i progetti premiati: “Dal seme al pane” della classe 1° E dell’Istituto comprensivo Allende di Paderno Dugnano (MI) con una riproduzione tridimensionale dedicato alle stagioni del grano, dalla semina alla lavorazione e un libro sulle differenti tipologie di pane; “La via del latte” della classe 4° B dell’Istituto Garofani di Rozzano (MI) con un plastico sul percorso dell’oro bianco; “Dal chicco al grano” delle prime classi del plesso di Poerio dell’Istituto comprensivo Arbe Zara di Milano che hanno realizzato un audiovisivo e una canzone a tema. http://www.lombardia.coldiretti.it/lombardia-festa-delle-scuole-a-milano-food-city-in-lombardia-in-400-mila-a-lezione-di-cibo.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124708742 Fri, 16 Nov 2018 14:47:03 GMT VARESE - L'AGRICOLTURA PREALPINA A MILANO FOOD CITY Da Varese a Milano. Per tre giorni, a partire da oggi, l’agricoltura prealpina è tra i protagonisti del ‘mercato di Campagna Amica’ in piazza Castello a Milano, in occasione di Milano Food City. Un fine settimana che si apre all’insegna della didattica: a meno di un mese dalla fine delle lezioni, per la prima volta a Milano Food City i bambini delle scuole sono protagonisti nel cuore della città, con la festa conclusiva del progetto di educazione alimentare della Coldiretti di Milano, Lodi, Monza e Brianza promosso in diversi istituti della città metropolitana e della provincia di Monza e Brianza.   Oggi, venerdì 11 maggio a Palazzo Turati in via Meravigli 7, nella sede della Camera di Commercio, alle ore 9.30: circa trecento tra ragazzi delle elementari, medie e insegnanti si sono ritrovati per assistere a uno spettacolo teatrale dedicato al latte e ai prodotti della terra, mentre il tutor di Coldiretti ha distribuito ai bambini il kit per “l’orto in vaso”, per coltivare le proprie piantine in piccoli spazi come terrazzi o balconi. E’ poi stata allestita una mostra con i lavori realizzati dalle scuole che hanno partecipato al concorso “Siamo ciò che mangiamo”, che chiude il percorso di educazione alimentare in classe, e con la premiazione degli elaborati più belli.                                                                                                            La festa delle scuole è anche l’occasione per sensibilizzare le nuove generazioni al consumo di latte e latticini, con il programma “Latte Days” della Camera di Commercio Milano, Monza Brianza, Lodi che distribuirà agli studenti una merenda a base di questo alimento. Per tutta la giornata di domani, sabato, invece, si susseguiranno i laboratori sul latte prealpino grazie alla partecipazione della Fattoria Canale di Liliana Canale (Azzate). Sempre per l’intero weekend, a partire da oggi, in piazza Castello i produttori della provincia di Varese animano, con i colleghi delle province del Nord Ovest, il mercato degli agricoltori di Campagna Amica: dalla terra prealpina ci saranno, tra le altre, le aziende ‘A poc a poc’ di Montonati (succo di mirtilli e cosmetici derivati dal mirtillo); Floricoltura Archimede di Caravate (frutta sciroppata, confetture), Il Casale di Arcisà(Arcisate) con formaggi di capra; l’Apicoltura Soldavini di Lonate Pozzolo (miele e prodotti dell’alveare).   Importante anche la presenza, domani mattina (sabato) dell’Agrichef di Campagna Amica Elisa Turconi, titolare con le sue sorelle dell’Agriturismo ‘Ai Boschi’ di Origgio, impegnata in due showcooking con ricette a base di prodotti tipici made in Varese.                                                                                                                                           Il farmers’ market rimarrà aperto fino a domenica 13 maggio: ogni giorno, dalle ore 9 alle 20, i consumatori potranno fare la spesa scegliendo tra frutta e verdura, salumi, riso, vino, succhi, miele e olio, oltre a proposte più curiose come l’agricosmesi, le piante officinali, la lavanda, i prodotti gluten free, i prodotti da forno con cereali antichi o integrali, i fiori e l’agribirra. Sarà possibile anche mangiare con lo street food realizzato con i prodotti del mercato o fare uno spuntino veloce con gli agri-aperitivi. Dalle 10 alle 17 di venerdì, inoltre, per i più piccoli, nell’area didattica ci saranno i laboratori delle fattorie di Terranostra dedicati alla biodiversità, al lavoro nei campi e al mondo del latte, quest’ultimo in collaborazione con la Camera di Commercio Milano, Monza Brianza, Lodi. Infine tutti i giorni sarà possibile scattarsi una foto ricordo nello spazio dedicato agli agriselfie.   “Una grande occasione di visibilità per il territorio prealpino, nel proscenio storico e suggestivo di piazza Castello a Milano” commenta il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori. “E’ la campagna che arriva alla città, con i suoi prodotti, con le sue tradizioni, con la sua voglia di far conoscere e comunicare una storia importante proiettata verso un futuro in cui l’agricoltura si conferma come risorsa strategica su cui scommettere. E Varese, in questo, ha molto da comunicare e… fare assaggiare”. http://www.lombardia.coldiretti.it/varese-l-agricoltura-prealpina-a-milano-food-city.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124708676 Fri, 16 Nov 2018 14:42:32 GMT